Quadro normativo

Il decreto Sostegni-bis (D.L. n. 73/2021) prevede (art. 1):

  • al comma 1, un contributo pari a quello già erogato con il primo decreto Sostegni (D.L. 41/2021);
  • al comma 5 un contributo calcolato diversamente, ma alternativo a quello del comma 1;
  • ai commi 16 e una sorta di conguaglio perequativo, al ricorrere di certe condizioni (in attesa dell’autorizzazione comunitaria tale misura è per ora in stand by).

Il comma 15 dello stesso art. 1 stabilisce che “al contributo di cui ai presenti commi, in quanto compatibili” si applicano le disposizioni relative al regime sanzionatorio e alle attività di controllo “previste dall’art. 1 del decreto-legge 22 marzo 2021, n. 41”.

Il comma 9 dell’art. 1 di quest’ultimo provvedimento rinvia, a sua volta, “in quanto compatibili ”, alle disposizioni “di cui all’articolo 25, commi da 9 a 14 del decreto legge 19 maggio 2020 n. 34, convertito, con modificazioni dalla legge 17 luglio 2020, n. 77”, con riferimento alle modalità di erogazione del contributo, al regime sanzionatorio e alle attività di controllo”.

Attività di controllo

Per le attività di controllo dei dati dichiarati si applicano le disposizioni in materia di accertamento delle imposte sui redditi (artt. 31 e ss. del D.P.R. n. 600/1973) (accessi, ispezioni, verifiche, accertamenti bancari, inviti, questionari).

Il comma 9 del citato art. 25 del decreto Rilancio ha previsto la sottoscrizione di due diversi protocolli :

  1. uno tra il Ministero dell’Interno, il Ministero dell’Economia e delle finanze e l’Agenzia delle Entrate, “per la prevenzione dei tentativi di infiltrazioni criminali ”;
  2. uno tra l’Agenzia delle Entrate e il Corpo della Guardia di Finanza per regolare la trasmissione, con procedure informatizzate, dei dati e delle informazioni relativi alla sussistenza dei requisiti richiesti dalla legge per l’ottenimento del contributo nonché le informazioni sui contributi erogati, “per le autonome attività di polizia economico-finanziaria di cui al decreto legislativo 68 del 2001”.

Infiltrazioni criminali

 Il protocollo tra il Ministero dell’Interno, il Ministero dell’Economia e delle finanze e l’Agenzia delle Entrate, per l’adozione delle misure di prevenzione amministrativa antimafia nei confronti dei beneficiari del contributo a fondo perduto è stato sottoscritto in data 8 giugno 2020.

Il protocollo prevede, quale fattore di semplificazione, che non si proceda a nuovi accertamenti antimafia nel caso in cui l’operatore economico risulti iscritto all’Anagrafe antimafia degli esecutori predisposta per gli interventi di ricostruzione post sisma in centro Italia (White List). In tali casi, infatti, l’iscrizione tiene luogo delle verifiche di cui al Codice antimafia (circ. n. 11001/119/7 del 16 giugno 2020, del Ministero dell’Interno).

Le procedure individuate per le verifiche del codice Antimafia sono di due tipi:

  1. per le erogazioni di valore non superiore a 150 mila euro, l’Agenzia delle Entrate procede alla comunicazione antimafia per un campione delle istanze ricevute, corrispondendo comunque il contributo sotto condizione risolutiva legata all’esito dei successivi accertamenti antimafia;
  2. per le erogazioni superiori a 150 mila euro, l’Agenzia delle Entrate è tenuta ad acquisire l’autocertificazione e poi a procedere all’assegnazione del contributo richiesto in via d’urgenza, sotto condizione risolutiva.

Protocollo sui controlli in ordine  alla spettanza dei contributi a fondo perduto

 Il Protocollo del 19 novembre 2020 siglato tra l’Agenzia delle Entrate e la Guardia di finanza è volto a regolare la trasmissione , con procedure informatizzate, dei dati e delle informazioni relative alle istanze presentate, nonché quelle relative ai contributi erogati.

In dettaglio, è previsto che l’Agenzia metta a disposizione della Guardia di finanza i dati e le informazioni relativi alle istanze e ai pagamenti tramite:

  1. un servizio di consultazione puntuale;
  2. un servizio di fornitura

Il servizio di consultazione puntuale è reso disponibile tramite l’applicativo denominato “Serpico profilato”.

Il servizio di fornitura massiva è reso disponibile tramite un’area di scambio, utilizzando uno specifico “database” condiviso con il Comando Generale della Guardia di finanza.

Regime sanzionatorio

Sanzioni amministrative

 Qualora il contributo sia in tutto o in parte non spettante , anche a seguito del mancato superamento della verifica antimafia, l’Agenzia delle Entrate recupera il contributo non spettante, irrogando le sanzioni in misura corrispondente a quelle previste dall’art. 13, comma 5, del D.Lgs. n. 471/1997.

Tale disposizione punisce l’utilizzo in compensazione di crediti inesistenti , comminando la sanzione dal 100 al 200 per cento della misura dei crediti stessi.

Per tali violazioni “in nessun caso si applica la definizione agevolata” (art. 16, comma 3 e art. 17, comma 2, del D.Lgs. n. 472/1997).

Interessi

 Inoltre, sulle somme indebitamente percette si applicano anche gli interessi al 4 per cento annuo “a partire dal giorno successivo a quello di scadenza del pagamento [che, nel nostro caso, corrisponde al giorno in cui il contributo è stato percepito] e fino alla data di consegna al concessionario dei ruoli nei quali tali imposte sono iscritte” (art. 20 del D.P.R. n. 602/1973).

Atto di recupero e decadenza

 La norma in esame prevede anche l’applicazione:

  • del comma 421 dell’art. 1 della legge n. 311/2004, in base al quale per la riscossione delle somme indebitamente percepite, nonché per il recupero delle relative sanzioni e interessi, l’Agenzia delle Entrate può emanare apposito atto di recupero motivato da notificare al contribuente;
  • del comma 16 dell’art. 27 del DL n. 185/2008, il quale stabilisce che l’atto di recupero “deve essere notificato, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre dell’ottavo anno successivo a quello del relativo utilizzo” che, nel nostro caso, corrisponde alla percezione del contributo.

Sanzioni penali

 L’art. 25, comma 14, del D.L. n. 34/2020 prevede che “nei casi di percezione del contributo in tutto o in parte non spettante si applica l’articolo 316-ter del codice penale”.

Questa norma prevede la reclusione da 6 mesi a 3 anni , salvo che il fatto costituisca il reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (art. 640-bis c.p.), per chiunque mediante l’utilizzo o la presentazione di dichiarazioni o di documenti falsi o attestanti cose non vere, ovvero mediante l’omissione di informazioni dovute, consegue indebitamente, per sé o per altri, contributi, finanziamenti, mutui agevolati o altre erogazioni dello stesso tipo, comunque denominate, concessi o erogati dallo Stato, da altri enti pubblici o dalle Comunità europee.

La pena è della reclusione da 1 a 4 anni se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio con abuso della sua qualità o dei suoi poteri. La pena è della reclusione da 6 mesi a 4 anni se il fatto offende gli interessi finanziari dell’Unione europea e il danno o il profitto sono superiori a euro 100.000.

Quando la somma indebitamente percepita è pari o inferiore a euro 3.999,96 si applica soltanto la sanzione amministrativa del pagamento di una somma di denaro da euro 5.164 a euro 25.822. Tale sanzione non può comunque superare il triplo del beneficio conseguito.

25/06/2021