Con la risposta a interpello n. 520 del 29 luglio 2021 l’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti in tema di applicazione del regime forfetario.

L’articolo 1 del d.lgs. n. 127 del 2015, n. 127 riguardante la “Fatturazione elettronica e trasmissione telematica delle fatture o dei relativi dati”, dispone che sono esonerati dalle predette disposizioni i soggetti passivi che rientrano nel cosiddetto “regime di vantaggio” e quelli che applicano il regime forfettario.

Tuttavia, al fine di promuovere l’utilizzo della fatturazione elettronica tramite SdI da parte di tutti gli operatori economici, la legge di bilancio 2020 ha modificato il comma 74 dell’articolo 1 della legge n. 190 del 2014, disponendo che per i contribuenti che hanno un fatturato annuo costituito esclusivamente da fatture elettroniche , il termine di decadenza per la notifica degli avvisi di accertamento è ridotto di un anno.

Si ricorda che, ai sensi di quanto disposto dall’articolo 43 del dPR n. 600 del 1973, gli avvisi di accertamento devono essere notificati, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione.

Nei casi di omessa presentazione della dichiarazione o di presentazione di dichiarazione nulla l’avviso di accertamento può essere notificato entro il 31 dicembre del settimo anno successivo a quello in cui la dichiarazione avrebbe dovuto essere presentata.

La riduzione di un anno del termine ordinario di accertamento a favore di chi applica il regime forfetario è, dunque, subordinata all’avere il fatturato del periodo d’imposta “costituito esclusivamente” da fatture elettroniche emesse tramite SdI. Ne deriva che l’emissione di fatture con modalità diverse non determina, in linea generale, l’applicazione di alcuna sanzione, salvo la perdita del beneficio ivi contemplato.

La tardiva emissione di una fattura non soggetta ad IVA, da parte di un soggetto che applica il regime forfetario, è in punita con la sanzione secondo cui il cedente o prestatore che viola obblighi inerenti alla documentazione alla registrazione di operazioni non imponibili , esenti, non soggette a imposta sul valore aggiunto o soggette all’inversione contabile è punito con sanzione amministrativa compresa tra il cinque ed il dieci per cento dei corrispettivi non documentati o non registrati. Tuttavia, quando la violazione non rileva neppure ai fini della determinazione del reddito si applica la sanzione amministrativa da euro 250 a euro 2.000.

Pertanto, laddove il contribuente mostri l’intenzione di voler conservare, con l’emissione seppur tardiva della fattura elettronica tramite SdI e la definizione della sanzione mediante il ricorso all’istituto del ravvedimento operoso, il requisito del fatturato costituito esclusivamente in formato elettronico, l’errore compiuto non comporti di per sé la perdita del regime premiale.

Va da sé, tuttavia, che il documento cartaceo emesso nei confronti del cliente deve essere considerato come una mera quietanza dell’importo versato, priva di rilevanza fiscale. Quanto poi alla sanzione da definire, si ricorda che laddove abbia tempestivamente registrato il corrispettivo ai fini delle imposte dirette, la tardiva emissione della fattura non soggetta ad IVA, oltre i dodici giorni successivi a quello in cui l’operazione si considera effettuata, è punita con la sanzione residuale da 250 a 2.000 euro.

12/08/2021