Gli incentivi per le imprese del Piano “Italia Domani”

Per quanto riguarda l’Italia, in particolare, tra le riforme e i piani di investimento previsti dal nostro PNRR – ribattezzato Piano “Italia Domani”, in occasione della sua approvazione da parte della Commissione europea – ve ne sono molti che prevedono benefici a favore delle imprese in differenti settori .

Si tratta di un piano ambizioso che potrà fare affidamento innanzitutto sui 191,5 miliardi di euro finanziati tramite il Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza (RRF), uno dei due strumenti del piano Next Generation UE (NGEU), miliardi che dovranno essere impiegati sin da subito, con il riferimento al periodo 2021-2026. Di questo importo, si pensi che 68,9 miliardi di euro sono sovvenzioni a fondo perduto.

Si devono poi contare ulteriori 30,6 miliardi di euro di risorse nazionali, che confluiscono in un apposito Fondo complementare finanziato attraverso lo scostamento di bilancio approvato nel Consiglio dei Ministri del 15 aprile 2021 e autorizzato dal Parlamento, a maggioranza assoluta, nella seduta del 22 aprile.

In questo modo, si arriva a un totale di investimenti previsti per gli interventi contenuti nel PNRR pari a 222,1 miliardi di euro, a cui si aggiungono 13 miliardi dell’altro strumento del NGEU, cioè il Pacchetto di assistenza alla Ripresa per la Coesione e i Territori di Europa (REACT- EU).

Gli interventi ruotano attorno a tre assi strategici condivisi a livello europeo (digitalizzazione e innovazione, transizione ecologica, inclusione sociale) mentre, più in dettaglio, il PNRR si articola in sedici componenti, le quali sono raggruppate in sei missioni .

  1. Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura;
  2. Rivoluzione verde e transizione ecologica;
  3. Infrastrutture per una mobilità sostenibile;
  4. Istruzione e ricerca;
  5. Inclusione e coesione;
  6. Salute

Proviamo ad esaminare alcuni dei settori oggetto delle misure del Piano “Italia domani” con riferimento alle previsioni che riguardano le imprese.

Imprese innovative e competitive

La componente 2 della missione 1 del PNRR si focalizza sui temi dell’innovazione e della competitività nel sistema produttivo, intrecciandosi con l’intento trasversale di digitalizzazione delle attività produttive , che investe non solo le imprese ma anche la PA: a tale ambito sono destinati, complessivamente, ben 15,70 miliardi di euro.

Nel suo complesso, l’intento della missione 1 è quello di provocare un aumento del Pil stimato in 0,8 punti percentuali rispetto allo scenario base nel triennio finale, con un maggior contributo dovuto alla componente 2, per effetto degli investimenti attivati dal programma Transizione 4.0, dell’infrastrutturazione delle reti banda ultra-larga e 5G e delle politiche industriali di filiera. Il Governo Draghi ha ritenuto che tutti questi investimenti possano avere un elevato impatto diretto e indiretto sugli altri settori dell’economia.

In particolare, la componente M1-C2 intende raggiungere i seguenti obiettivi:

  • supportare la transizione digitale del sistema produttivo con incentivi agli investimenti privati in beni capitali tecnologicamente avanzati (materiali e immateriali) nonché in ricerca, sviluppo e Tale obiettivo ha due focus principali:
    1. potenziare la capacità di innovare delle imprese , in particolare delle PMI, favorendo anche il processo di integrazione in catene del valore globali;
    2. stimolare gli investimenti per lo sviluppo e l’applicazione di tecnologie di frontiera essenziali per competere nei mercati globali (come internet of things , robotica, intelligenza artificiale , blockchain, cloud computing, edge computing, high-performance computing);
  • aumentare gli investimenti nel settore della microelettronica, per sostenere la competitività delle imprese strategiche e salvaguardare l’occupazione qualificata;
  • completare la rete di telecomunicazioni nazionale in fibra ottica e 5G su tutto il territorio nazionale territorio, principalmente per ridurre il digital divide ;
  • realizzare un piano nazionale per l’economia spaziale a sostegno della transizione digitale e verde e della resilienza dell’Ue;
  • promuovere l’internazionalizzazione delle imprese , quale strumento di ripresa e resilienza del sistema produttivo, visto il tradizionale orientamento italiano all’export e il ruolo strategico svolto dalle imprese esportatrici;
  • rafforzare le filiere produttive italiane facilitando l’accesso ai finanziamenti

Si colloca in questo quadro il disegno del Piano di Transizione 4.0 che mira a incentivare la trasformazione digitale delle imprese italiane, tenendo conto anche dell’impatto dei precedenti incentivi fiscali.

Piano Transizione 4.0

Forte di 4,48 miliardi di euro – sui 5,88 miliardi di euro destinati alla componente “Digitalizzazione, innovazione e competitività nel sistema produttivo” – il nuovo Piano Nazionale Transizione 4.0 si pone i due obiettivi fondamentali:

–  stimolare gli investimenti privati ;

  • dare stabilità e certezze alle imprese con misure che hanno effetto da novembre 2020 a giugno

Non si tratta di un mero cambio di nome rispetto al precedente Piano Impresa 4.0 istituito nel 2018 – a sua volta già noto come Piano Industria 4.0 dal 2016 – dato che il Piano Transizione 4.0 prevede di dare una spinta davvero forte all’innovazione e alla digitalizzazione dei processi produttivi, alla formazione continua di competenze e produttività dei lavoratori all’eco- sostenibilità e agli investimenti green, il tutto grazie a un pacchetto di agevolazioni modificato rispetto al Piano Impresa 4.0, che era basato su iperammortamento e super ammortamento, in favore di un articolato regime di crediti di imposta.

Infatti, il piano per la Transizione 4.0 prevede di concedere crediti d’imposta a favore delle imprese che investono in:

  • beni materiali e immateriali direttamente connessi alla trasformazione digitale dei processi produttivi nonché i beni immateriali di natura diversa, ma strumentali all’attività dell’impresa;
  • ricerca, sviluppo e innovazione (si stima che, nell’arco del triennio 2020-2022, questo specifico credito di imposta sarà utilizzato mediamente da circa 10 mila imprese ogni anno);
  • attività di formazione alla digitalizzazione e di sviluppo delle relative competenze (si pensa di far crescere le competenze gestionali per il digitale sperimentando un modello di riqualificazione manageriale, focalizzato sulle PMI nonché tramite programmi di training ad hoc destinati alla formazione continua dei lavoratori in cassa integrazione).

Sono previste misure specifiche a sostegno di settori ad alto contenuto tecnologico e fortemente allineati alle priorità europee (ad esempio le tecnologie satellitari), della trasformazione digitale dei processi produttivi e della trasformazione tecnologica e digitale della filiera editoriale.

I nuovi crediti d’imposta sono previsti per 2 anni e la decorrenza della misura è stata anticipata al 16 novembre 2021. È stata inoltre confermata la possibilità, per i contratti di acquisto dei beni strumentali definiti entro il 31 dicembre 2022, di beneficiare del credito con il solo versamento di un acconto pari ad almeno il 20% dell’importo e consegna dei beni nei 6 mesi successivi (quindi, entro giugno 2023).

Il PNRR ipotizza che, nell’arco del triennio 2020-2022 , il credito d’imposta per beni materiali e immateriali 4.0 verrà utilizzato mediamente da poco meno di 15 mila imprese ogni anno.

Internazionalizzazione, contratti di sviluppo e tutela della proprietà industriale

Nell’ambito della M1C2 (Digitalizzazione, innovazione e competitività nel sistema produttivo) il PNRR prevede misure volte a promuovere lo sviluppo e la competitività delle imprese italiane anche sui mercati internazionali , attraverso strumenti finanziari moderni.

In particolare, si tratta delle seguenti azioni ricomprese nell’investimento 5 (Politiche industriali di filiera e internazionalizzazione):

  • Sub-misura: Rifinanziamento e ridefinizione del Fondo 394/81 gestito da SIMEST;
  • Sub-misura: Competitività e resilienza delle filiere produttive;
  • Riforma 1: Riforma del sistema della proprietà industriale

Il primo intervento mira a sostenere l’internazionalizzazione delle PMI, agendo sui servizi offerti dal Fondo rotativo introdotto con la l. n. 394/81 e gestito da SIMEST.

Le risorse finanziarie rese disponibili dal PNRR saranno dirette a investimenti a sostegno delle PMI italiane per favorirne lo sviluppo della competitività , in termini di innovazione e sostenibilità, con ricadute positive attese anche sui mercati internazionali (a titolo di esempio: studi di fattibilità , partecipazioni a fiere internazionali , servizi di consulenza da parte di personale specializzato sui temi legati all’internazionalizzazione ed al commercio digitale, finanziamento di progetti tesi a favorire innovazioni di processo o di prodotto, finanziamento di progetti tesi a sostenere la transizione green dei processi di produzione e di gestione delle attività).

Per quanto riguarda la sub-misura sulla “Competitività e resilienza delle filiere produttive ”, il PNRR contempla un intervento volto a fornire un supporto finanziario agli investimenti (sia contributi, sia prestiti agevolati) attraverso lo strumento dei contratti di sviluppo, operativo dal 2012 allo scopo di finanziare investimenti strategici, innovativi e progetti di filiera, con particolare attenzione alle regioni del Mezzogiorno, coerentemente alla normativa riguardante gli aiuti di Stato. Il Piano stima che con le risorse messe in campo sarà possibile realizzare circa 40 contratti di sviluppo con un importante effetto leva sugli investimenti.

Infine, si prevede una riforma del sistema della proprietà industriale , che rappresenta un elemento fondamentale per proteggere idee, attività lavorative e processi generati dall’innovazione e assicurare un vantaggio competitivo a coloro che li hanno generati, tutti fattori che hanno sempre caratterizzato il sistema produttivo italiano e che distinguono le produzioni Made in Italy. Il MISE ha pubblicato le “Linee di intervento strategiche sulla proprietà industriale per il triennio 2021-2023” e successivamente ha lanciato una consultazione pubblica su tale documento strategico: pertanto, anche sulla base degli esiti della consultazione, la riforma definirà una strategia pluriennale per la proprietà industriale, allo scopo di conferire valore all’innovazione e incentivare l’investimento nel futuro.

Occupazione giovanile e imprenditoria femminile

Tra le misure volte a favorire l’occupazione giovanile e l’inserimento femminile, si prevede di assumere donne e giovani per l’esecuzione dei progetti finanziati dal PNRR e dai Fondi REACT-EU e FCN.

Alla stregua di ciò, saranno inserite nei bandi gara per le imprese che, a diverso titolo, parteciperanno ai progetti finanziati dal PNRR e dai Fondi REACT-EU e FCN, delle specifiche previsioni dirette a condizionare l’esecuzione dei progetti all’assunzione sia di donne sia di giovani, in questo secondo caso anche per il tramite di contratti di formazione/specializzazione che possono essere attivati prima dell’avvio dei medesimi progetti.

Grazie a un apposito investimento destinato all’imprenditoria femminile – Missione 5 del Piano, investimento 1.2 – forte di 400 milioni di euro, si mira ad incrementare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro attraverso la previsione di misure volte a sostenere l’avvio di attività imprenditoriali femminili e a delineare un’offerta più aderente ai fabbisogni delle donne (M5-C1-I.1.2).

In quest’ottica, si prevede la creazione del “Fondo Impresa Donna ” nonché di sistematizzare e ridisegnare gli attuali strumenti di sostegno all’avvio e alla realizzazione di progetti aziendali per imprese a conduzione femminile o a prevalente partecipazione femminile.

Analogamente, verrà definito un Sistema nazionale di certificazione della parità di genere (M5-C1-I.1.3) che incentivi le imprese ad adottare policy adeguate a ridurre il divario di genere in tutte le aree maggiormente critiche (ad esempio, opportunità di crescita in azienda,

parità salariale a parità di mansioni, politiche di gestione delle differenze di genere, tutela della maternità): il PNRR prevede l’attivazione del Sistema a partire dal secondo trimestre 2022. Il sistema di certificazione sarà aperto a tutte le imprese indipendentemente dal requisito dimensionale. Nella fase sperimentale – che durerà fino al secondo quadrimestre del 2026 – la certificazione sarà agevolata per le imprese di medie, piccole e micro-dimensioni, e associata a servizi di accompagnamento e assistenza.

Turismo 4.0

Il Piano “Italia domani” prevede una serie di investimenti (M1-C3-4) volti a migliorare le strutture turistico-ricettive e i servizi turistici , riqualificando e migliorando gli standard di offerta, con il duplice obiettivo di innalzare la capacità competitiva delle imprese e di promuovere un’offerta turistica basata su sostenibilità ambientale , innovazione e digitalizzazione dei servizi .

Uno degli obiettivi è anche quello di riqualificare e ammodernare le imprese che operano nel comparto turistico per potenziarne il livello di digitalizzazione. Il PNRR, altresì, mira a promuovere modelli innovativi di organizzazione del lavoro, anche attraverso lo sviluppo dei network e altre forme di aggregazione per sviluppare le competenze, digitali e non, degli operatori del settore attraverso l’accesso ad una formazione qualificata .

Ulteriormente, si proverà a sfruttare pienamente le potenzialità dei grandi eventi che riguarderanno il Paese tra i quali la Ryder Cup del 2022 e il Giubileo del 2025, creando percorsi alternativi e integrati verso tutte le Regioni del Paese e cercando di evitare gli effetti dell’“overtourism”.

Queste sono le azioni e le riforme più significative:

  • investimento 1: Hub del turismo digitale;
  • investimento 2: Fondi integrati per la competitività delle imprese turistiche;
  • investimento 3: Caput Mundi-Next Generation EU per grandi eventi turistici;
  • riforma 4.1: Ordinamento delle professioni delle guide turistiche.

Gli strumenti di azione utilizzati consisteranno:

  • in un credito d’imposta per le strutture ricettive così da accrescere la qualità dell’ospitalità turistica tramite investimenti diretti alla sostenibilità ambientale (fonti rinnovabili a minor consumo energetico), alla riqualificazione e all’aumento degli standard qualitativi delle strutture ricettive italiane;
  • nella creazione di una “Sezione Speciale Turismo” del Fondo Centrale di Garanzia al fine di facilitare l’accesso al credito degli imprenditori che gestiscono un’impresa esistente o per i giovani che intendono avviare una propria attività (siamo all’interno dell’investimento “Fondi integrati per la competitività delle imprese turistiche” M1-C3-I.4.2): si stimano che almeno 1600 imprese turistiche verranno sostenute dal fondo di garanzia per le PMI.
  • in incentivi all’aggregazione delle imprese turistiche;
  • in un potenziamento del Fondo nazionale per il turismo per la riqualificazione di immobili ad alto potenziale turistico e alberghi iconici al fine di valorizzare l’identità dell’ospitalità italiana di eccellenza e favorire l’ingresso di nuovi capitali privati;
  • in un potenziamento del Fondo BEI per il turismo sostenibile (il Fondo può raccogliere capitale attraverso la partecipazione ad iniziative delle istituzioni finanziarie europee per concedere crediti agevolati al settore turistico);
  • nella partecipazione del Ministero del Turismo al capitale del Fondo Nazionale del Turismo, creando un fondo di fondi real estate con l’intento di acquistare, rinnovare e riqualificare strutture alberghiere italiane (1.500 camere d’albergo), tutelando proprietà immobiliari strategiche e di prestigio e sostenendo ripresa e crescita delle catene alberghiere operanti in Italia, soprattutto nelle aree meridionali.

Una previsione significativa consiste nella proposta di riforma che mira a realizzare l’Ordinamento delle professioni delle guide turistiche, la regolamentazione dei principi fondamentali della professione e i livelli di prestazione del servizio a livello nazionale, nonché interventi di formazione e aggiornamento professionale per un miglioramento continuo del servizio offerto.

Transizione ecologica

 La Transizione ecologica è uno dei tre assi strategici attorno al quale ruota il PNRR e, come indicato dall’Agenda 2030 dell’ONU e dai nuovi obiettivi europei per il 2030, è alla base del nuovo modello di sviluppo italiano ed europeo.

Ritenendo che il PNRR rappresenti “un’occasione unica per accelerare la transizione delineata, superando barriere che si sono dimostrate critiche in passato”, con il “decreto Ministeri” (D.L. 1 marzo 2021, n. 22) il Governo Draghi ha riorganizzato le competenze e le strutture di alcuni dicasteri istituendo in particolare il nuovo Ministero della transizione ecologica (MiTE) in sostituzione del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare (MATTM): al nuovo dicastero sono state attribuite anche alcune funzioni chiave per la transizione ecologica, principalmente nel settore dell’energia, precedentemente assegnate al Ministero dello sviluppo economico.

Lo stesso decreto ha istituito, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, il Comitato interministeriale per la transizione ecologica (CITE) con il compito di assicurare il coordinamento delle politiche nazionali per la transizione ecologica e la relativa programmazione.

La Missione 2 del PNRR è perciò intitolata Rivoluzione Verde e Transizione ecologica e consiste di 4 Componenti:

  • Economia circolare e agricoltura sostenibile;
  • Energia rinnovabile, idrogeno, rete e mobilità sostenibile ;
  • Efficienza energetica e riqualificazione degli edifici;
  • Tutela del territorio e della risorsa idrica.

È nell’ambito di queste componenti, dunque, che ritroveremo una serie di misure – non ancora tutte ben dettagliate nel PNRR – delle quali beneficeranno le imprese di vari settori e filiere produttive.

La maggior parte delle risorse della Missione 2 sono destinate agli investimenti in costruzioni, pari al 38,9% delle risorse addizionali; poi, vi sono incentivi alle imprese (23,3%), i trasferimenti alle famiglie (ammontano al 16,4 % delle risorse addizionali) e gli altri mezzi di trasporto (13,7%). Questi prodotti assorbono il 92,3% delle risorse.

L’impatto sul PIL di questa missione è pari al 3,6% complessivo nel periodo 2021-2026: la componente 1 ha un impatto dello 0,5% sul PIL, la componente 2 dell’1,6%, la componente 3 dell’1,1% e la componente 4 dello 0,4%.

Più nel dettaglio, al fine di realizzare una piena sostenibilità ambientale la Componente 1 persegue un duplice percorso volto:

  • da un lato, a migliorare la gestione dei rifiuti e dell’economia circolare, rafforzando le infrastrutture per la raccolta differenziata, ammodernando o sviluppando nuovi impianti di trattamento rifiuti, colmando il divario tra regioni del Nord e quelle del Centro-Sud (oggi circa 1,3 milioni di tonnellate di rifiuti vengono trattate fuori dalle regioni di origine) e realizzando progetti flagship altamente innovativi per filiere strategiche quali rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE), industria della carta e del cartone, tessile, riciclo meccanico e chimica delle plastiche;- dall’altro, a sviluppare una filiera agricola/alimentare smart e sostenibile , riducendo l’impatto ambientale in una delle eccellenze italiane, tramite supply chain “verdi”.

Per conseguire la progressiva decarbonizzazione di tutti i settori, nella Componente 2 sono stati previsti interventi – investimenti e riforme – che permettano di incrementare la penetrazione delle rinnovabili, tramite soluzioni decentralizzate e utility scale (incluse quelle innovative e offshore) e rafforzamento delle reti (più smart e resilienti) per accomodare e sincronizzare le nuove risorse rinnovabili e di flessibilità decentralizzate, e per decarbonizzare gli usi finali in tutti gli altri settori, con particolare focus su una mobilità più sostenibile e sulla decarbonizzazione di alcuni segmenti industriali, includendo l’avvio dell’adozione di soluzioni basate sull’idrogeno (in linea con la EU Hydrogen Strategy).

Sempre nella Componente 2, particolare rilievo è dato alle filiere produttive, nell’intento di sviluppare una leadership internazionale industriale e di conoscenza nelle principali filiere della transizione, promuovendo lo sviluppo in Italia di supply chain competitive nei settori a maggior crescita, che consentano di ridurre la dipendenza da importazioni di tecnologie e rafforzando la ricerca e lo sviluppo nelle aree più innovative (fotovoltaico, idrolizzatori, batterie per il settore dei trasporti e per il settore elettrico, mezzi di trasporto).

Attraverso la Componente 3 il PNRR vuole rafforzare l’efficientamento energetico, incrementando il livello di efficienza degli edifici , una delle leve più virtuose per la riduzione delle emissioni in un Paese come il nostro, che presenta un parco edifici con oltre il 60% dello stock superiore a 45 anni, sia negli edifici pubblici (es. scuole, cittadelle giudiziarie), sia negli edifici privati, come già avviato dall’attuale misura “Superbonus”.

Sulla base di queste premesse la Componente 4 pone in campo azioni per rendere l’Italia un Paese più resiliente agli inevitabili cambiamenti climatici, per proteggere la natura e le biodiversità, e garantire la sicurezza e l’efficienza del sistema idrico.

L’intero processo di transizione ecologica richiederà una importante e complessa transizione burocratica , che includerà riforme fondamentali nei processi autorizzativi e nella governance per molti degli interventi previsti, ponendo attenzione affinché la transizione avvenga in modo inclusivo ed equo e, anzi, contribuisca alla riduzione del divario tra le regioni italiane.

Start up e venture capital

Nell’ambito della Misura 4 e in particolare del “Potenziamento delle condizioni di supporto alla ricerca e all’innovazione” (M4-C2-3) è prevista una specifica voce dedicata al “finanziamento di start-up” (M4-C2-I.3.2). Tale misura è volta ad integrare le risorse del Fondo nazionale per l’innovazione (lo strumento gestito da Cassa Depositi e Prestiti per sostenere lo sviluppo del venture capital in Italia): attraverso questa iniziativa si cercherà di ampliare la platea di imprese innovative beneficiarie del Fondo, permettendo di sostenere 250 piccole e medie imprese innovative con investimenti per 700 milioni di euro (partecipazione media pari a 1,2 mln di euro).

Altre misure sono previste al fine di supportare imprese start up e venture capital attive nella transizione ecologica (M2-C2-I5.4).

Secondo il PNRR, se da un lato in Italia c’è un terreno particolarmente fertile per lo sviluppo di start up green (nono paese al mondo per qualità della ricerca su scienze ambientali e tra i paesi a livello mondiale con il maggior bacino di talenti e con le migliori università in materie STEM), dall’altro lato si riscontra “un evidente fallimento di mercato in termini di trasferimento della ricerca scientifica in brevetti e business innovativi, cosa che pone limiti importanti alla capacità del Paese di sviluppare a scala soluzioni innovative per la transizione ecologica”.

Pertanto, il Piano “Italia domani” comprende un intervento teso a incoraggiare e stimolare la crescita di un ecosistema di innovazione , con focus particolare sui settori della transizione verde (es. rinnovabili, mobilità sostenibile, efficienza energetica, economia circolare, trattamento rifiuti, batterie, etc.), tramite investimenti di venture capital diretti e indiretti.

Per raggiungere questo scopo, l’intervento prevede l’introduzione del “Green Transition Fund” (GTF), un fondo dedicato con strategia di investimento focalizzata sui settori specifici e a copertura delle diverse fasi di sviluppo, con investimenti nei fondi più rilevanti di Venture Capital con focus green, in startups e incubatori/programmi di accelerazione, affiancando i più rilevanti VC managers e operatori del sistema. Nello specifico, l’investimento riguarderà il periodo che va dal 2021 al 2026 e il PNRR stima un impatto, diretto o indiretto, su circa 350-400 start-up.

23/07/2021