Il Consiglio UE ha deciso di aggiungere Dominica alla lista UE delle giurisdizioni non cooperative e di rimuovere Barbados . La nuova lista, come le precedenti, elenca le giurisdizioni a livello mondiale che non hanno partecipato a un dialogo costruttivo con l’UE in materia di governance fiscale o non hanno rispettato i propri impegni volti ad attuare le riforme necessarie per conformarsi a una serie di criteri oggettivi in ambito fiscale, tra cui la trasparenza fiscale , una tassazione equa e l’attuazione delle norme internazionali intese a prevenire l’erosione della base imponibile e il trasferimento degli utili.

Nell’attuale quadro, Panama permane ancora nel limbo della gray list, di fatto senza alcuna norma restrittiva attuata in risposta, ad esempio, allo scandalo provocato dai Panama Papers. È pur vero che dall’anno in corso, l’adesione al MLI di Panama ufficializzata nel 2020, dovrebbe comportare un’implicita maggiore trasparenza e coerenza fiscale da parte del Paese centroamericano in futuro. Più complessa la questione relativa alla Turchia , il cui ambito potere politico da tempo ha sostituito ogni altra autorità sia in materia fiscale che finanziaria. Tradotto, Istanbul costituisce una problematica più politica che tecnico-fiscale.

Le modifiche apportate alla lista generalmente tengono conto delle valutazioni pubblicate dal Forum globale dell’OCSE sulla trasparenza e lo scambio di informazioni per quanto concerne lo scambio di informazioni su richiesta. Ai fini della lista europea, l’UE richiede che le giurisdizioni siano almeno “ampiamente conformi” alla norma internazionale sulla trasparenza e lo scambio di informazioni su richiesta.

Dentro Dominica, fuori le Barbados

Proprio alla luce di questi fattori, Dominica è stata inserita nella lista dell’UE in quanto è stata valutata dal Forum globale come “parzialmente conforme”. Al contrario, Barbados era stata aggiunta alla lista dell’UE nell’ottobre 2020 dopo essere stata valutata dal Forum globale come “parzialmente conforme”, mentre le è stato ora concesso un esame supplementare da parte dello stesso Forum e, in attesa dell’esito dell’esame, è stata pertanto trasferita in un documento sullo stato di avanzamento, di fatto una sospensione, sia pur transitoria, dalla lista nera UE.

Tale documento, infatti, individua le giurisdizioni che, pur non soddisfacendo ancora tutte le norme internazionali in materia fiscale, comunque hanno assunto impegni sufficienti in vista dell’applicazione dei principi della buona governance fiscale.

Tra le altre novità, la rimozione da tale documento o elenco transitorio di Marocco, Namibia e Santa Lucia in quanto hanno rispettato tutti i loro impegni. La Giamaica , invece, è stata aggiunta in quanto si è impegnata a modificare o abolire il proprio regime fiscale dannoso (zona economica speciale) entro fine 2022. E ancora, ad Australia e Giordania è stata concessa una proroga del termine per l’adempimento dei loro impegni fino al completamento della valutazione delle loro riforme da parte del Forum dell’OCSE sulle pratiche fiscali dannose, mentre alle Maldive sono stati concessi altri quattro mesi per ratificare la convenzione multilaterale dell’OCSE concernente la reciproca assistenza amministrativa.

Alla Turchia è stato chiesto di risolvere tutte le questioni in sospeso per quanto riguarda l’effettivo scambio di informazioni con tutti gli Stati membri, come specificato nelle conclusioni del Consiglio. In questo contesto la Turchia dovrebbe impegnarsi ad alto livello politico entro il 31 maggio 2021 per l’effettiva attivazione, entro il 30 giugno 2021, delle sue relazioni ai fini dello scambio automatico di informazioni con tutti i 27 Stati membri. La tematica non è legata a fattori meramente fiscali quanto, piuttosto, a una decisa revisione del sistema politico interno della Turchia. Una ristrutturazione delle istituzioni e dei parametri istituzionali in decisa controtendenza rispetto ai contenuti democratici classici e che vede l’economia, la fiscalità, la trasparenza e la finanza alle dirette dipendenze delle autorità politiche centrali. Si tratta di una impasse politica soltanto indirettamente riconducibile alla materia strettamente fiscale.

Panama e la trasparenza fiscale

 Sebbene Panama rimanga nell’elenco delle giurisdizioni non cooperative dell’Unione europea, in realtà non ci saranno conseguenze immediate, come del resto già dimostrato in passato. In sostanza, escludendo la messa in campo di misure difensive contro Panama, il trattamento fiscale delle strutture societarie e l’applicazione dei trattati sulla doppia imposizione firmati con gli Stati membri UE rimarranno immutati e quindi validi. Questa chiara diplopia fiscale riguardo Panama è da tempo fonte di critiche interne ed esterne all’UE. Questa la cronaca: Panama è stata inclusa nell’elenco dell’UE delle giurisdizioni non cooperative a fini fiscali dal Consiglio il 18 febbraio 2020 e, ad oggi, permane nell’elenco a causa delle conclusioni del Consiglio del 22 febbraio 2021 che, da fatto, prendevano atto del fatto che il Paese non ha un rating almeno “ampiamente conforme” riconosciuto dal Forum globale. Tuttavia, continueranno a non esservi conseguenze immediate per Panama a seguito della sua inclusione nell’elenco delle giurisdizioni non cooperative. Pertanto, l’applicazione delle convenzioni contro la doppia imposizione attualmente in vigore tra Panama e Repubblica ceca, Italia, Francia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna e Regno Unito non sarà affatto influenzata dall’inclusione di Panama nell’elenco. Anche il funzionamento e la tassazione delle strutture aziendali che operano nella giurisdizione centroamericana non saranno influenzati. E questo nonostante l’arsenale di contromisure fiscali che l’UE potrebbe dispiegare.

In sintesi, Bruxelles potrebbe adottare le seguenti misure di difesa nel settore non fiscale a livello interdipartimentale, coinvolgendo aree come la politica estera, la cooperazione allo sviluppo e le relazioni economiche con i paesi terzi. Inoltre, alcune norme dell’UE in materia di finanziamento fanno esplicito riferimento alla lista. Ad esempio, i fondi provenienti da diversi strumenti dell’UE non possono essere convogliati attraverso entità dei Paesi presenti nella lista, tra cui: il Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile (EFSD); il Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS); il mandato di finanziamento esterno e il quadro generale per la cartolarizzazione.

Oltre a queste misure dal valore generale, esistono anche quelle strettamente fiscali espressamente volte alla difesa nel settore fiscale. In particolare, gli Stati membri UE dispongono di un ampio potere discrezionale quanto al tipo e alla portata delle misure di difesa, che dipendono in larga misura dai rispettivi sistemi fiscali nazionali. Esiste tuttavia un certo grado di coordinamento. Ad ogni modo, i Paesi dell’UE hanno concordato, nel dicembre 2017, di applicare almeno una delle seguenti misure amministrative : monitoraggio rafforzato delle operazioni o maggiori audit di rischio per i contribuenti che beneficiano dei regimi figuranti nella lista, oppure, maggiori audit di rischio per i contribuenti che si avvalgono di sistemi fiscali che coinvolgono questi regimi.

Nel medesimo ambito, a partire dal 1° gennaio 2021, gli Stati membri possono anche utilizzare la lista UE nell’applicazione di almeno una delle seguenti quattro misure legislative specifiche:

  • non deducibilità dei costi sostenuti in una giurisdizione inserita nella lista;
  • norme sulle società controllate estere (CFC) per limitare il differimento artificiale delle imposte verso entità offshore a basso tasso d’imposizione;
  • misure di ritenuta alla fonte, per contrastare le esenzioni o i rimborsi indebiti;
  • limitazione dell’esenzione dei redditi da partecipazioni in relazione ai dividendi degli

Ciò detto, oggi Panama risulta essere ovviamente una giurisdizione relativamente “attenzionata” fiscalmente da parte delle Amministrazioni finanziarie dei diversi Paesi europei, ma in termini reali, normativi e regolamentari, nessuna norma restrittiva ad hoc tra quelle elencate è stata adottata nei confronti del Paese sede dello scandalo dei Panama Papers.

E comunque, per correttezza, riportiamo come il 2020 sia stato segnato, per Panama, dall’annuncio, ufficiale, da parte delle autorità panamensi della sottoscrizione della convenzione multilaterale (Multilateral Instrument – MLI) dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) avvenuta di fatto a giugno. Un passo avanti importante per l’implementazione del Progetto Base Erosion and Profit Shifting (BEPS). Con la sottoscrizione di questa convenzione, infatti, più di 1.100 accordi fiscali bilaterali saranno modificati al fine di riportare gli elementi fondamentali del progetto BEPS. Queste modifiche interesseranno, a partire dal 2021, anche gli accordi sottoscritti da Panama.

Cos’è la convenzione multilaterale BEPS?

In sostanza, con la finalizzazione del Progetto BEPS nel 2015, molte segnalazioni sono state fatte circa i potenziali ostacoli all’implementazione, tra cui le perplessità su come modificare gli innumerevoli accordi fiscali bilaterali in vigore tra diversi Paesi nel mondo. La convenzione multilaterale garantisce una via rapida e semplice per modificare i trattati bilaterali senza dover negoziare protocolli con ciascun Paese. In sostanza, ciascuna parte stabilisce quali aspetti del BEPS è disposta ad accogliere nei propri trattati fiscali, trovando poi una corrispondenza con gli altri firmatari.

Di fatto, la sottoscrizione della convenzione multilaterale da parte di così tanti Paesi e la conseguente accelerazione del processo di implementazione del Progetto BEPS evidenzia lo slancio politico sottostante, oltre che la competenza e determinazione dell’OCSE nel realizzarlo e questo ha confutato le tesi degli scettici, dimostrando che il BEPS è ormai un aspetto imprescindibile. Ma ciò che più conta, sotto il profilo societario, è che tale strumento garantisce e garantirà ancor più in futuro un percorso di certezza fiscale esteso a livello globale.

In sostanza, la convenzione multilaterale ha richiesto, e continuerà a farlo in futuro, alle aziende di riconsiderare i trattati bilaterali attraverso una nuova prospettiva e di valutare subito le relative implicazioni in modo da avere tempo sufficiente per adattarsi alle strategie e alle operazioni fiscali.

L’ultimo aggiornamento della lista UE

In seguito all’aggiornamento di febbraio 2021, nella lista delle giurisdizioni non cooperative figurano 12 giurisdizioni (allegato I): Samoa americane, Anguilla, Dominica, Figi, Guam, Palau, Panama, Samoa, Seychelles, Trinidad e Tobago, Isole Vergini degli Stati Uniti e Vanuatu.

Inoltre, nove giurisdizioni si sono impegnate a riformare le loro politiche fiscali e figurano attualmente nel documento UE sullo stato di avanzamento (allegato II): Australia, Barbados, Botswana, Eswatini, Giamaica, Giordania, Maldive, Thailandia e Turchia.

22/04/2021