Quali lavoratori possono essere considerati fragili e cosa devono fare le aziende?

L’attesa circolare n. 13 del 2020 sulla sorveglianza sanitaria nei luoghi di lavoro definisce chi può essere considerato “lavoratore fragile ” ai fini della sorveglianza sanitaria nei luoghi di lavoro, in relazione al contenimento del rischio di contagio da SARS-CoV-2.

I Ministeri rilevano che i dati epidemiologici più recenti mostrano una maggiore fragilità nelle fasce di età più elevate della popolazione in presenza di alcune tipologie di malattie cronico degenerative come malattie cardiovascolari, respiratorie e dismetaboliche che, in caso di comorbilità con il COVID-19, possono influenzare negativamente la gravità e l’esito della patologia.

Sulla scorta di tali evidenze scientifiche, i Ministeri fanno presente che il concetto di fragilità va individuato in quelle condizioni dello stato di salute del lavoratore rispetto alle patologie preesistenti che potrebbero determinare, in caso di infezione un esito della malattia più grave o infausto.

Per questo motivo, i Ministeri chiariscono, il parametro dell’età, da solo, non può costituire elemento sufficiente per definire uno stato di fragilità e non esiste alcun automatismo fra età, condizione di salute ed eventuale situazione di fragilità del lavoratore.

In conclusione, il requisito della fragilità va ritrovato nelle fasce di età più elevate della popolazione congiuntamente alla presenza di comorbilità in grado di determinare una condizione di maggior rischio.

I lavoratori, in presenza di patologie con “scarso compenso clinico” come malattie cardiovascolari, respiratorie e metaboliche , possono chiedere al datore di lavoro che vengano attivate adeguate misure di sorveglianza sanitaria e in particolare di effettuare una visita medica, corredando la richiesta con la documentazione medica (nel rispetto della privacy del lavoratore stesso) relativa alla patologia diagnosticata, a supporto della valutazione del medico competente

Tale possibilità è prevista anche se il datore di lavoro non è tenuto, ai sensi dell’art. 18, co. 1 lett. a), d.lgs. 81/2008, alla nomina di un medico competente (come le scuole). In tal caso, fermo restando la possibilità di nominare comunque un medico competente, i lavoratori possono chiedere al datore di lavoro di essere visitati da medici del lavoro di enti pubblici e istituti come l’INAIL, le ASL e i dipartimenti di medicina legale e di medicina del lavoro delle Università.

Il datore di lavoro è tenuto a fornire al medico competente

  • la descrizione dettagliata della mansione svolta dal lavoratore e della

postazione/ambiente di lavoro dove presta l’attività

  • le informazioni relative all’integrazione del DVR con riferimento alle misure di prevenzione e protezione COVID-19.

Il medico, sulla base della documentazione in possesso e all’esito della visita, esprime il giudizio di idoneità fornendo indicazioni al datore di lavoro su possibili soluzioni di maggior cautela per il lavoratore.

E’ importante notare che il medico dovrà esprimersi a favore dell’inidoneità solo in mancanza di soluzioni alternative.

La visita medica è ripetibile periodicamente .