Può capitare di ricevere una fattura che non ha nessuna attinenza con il rapporto contrattuale tra emittente e destinatario, oppure anche una fattura che non ha nessuna anomalia nei dati relativi all’imponibile, all’aliquota e all’imposta, ma presenta imprecisioni nella parte descrittiva. Cosa fare allora delle fatture ricevute che presentano anomalie più o meno rilevanti? E quale responsabilità grava sul cliente per gli errori del fornitore?

La registrazione

Il sistema di interscambio (SdI) delle fatture elettroniche è stato più volte connotato dall’Agenzia delle Entrate, come un semplice “postino”, cioè come uno strumento per acquisire la fattura elettronica, renderla immodificabile, trasmetterla al destinatario, dando inoltre la certezza della data di immissione nel sistema e di ricezione, elemento quest’ultimo fondamentale per consentire l’esercizio del diritto di detrazione.

Questi automatismi hanno indotto molti soggetti d’imposta a ritenere che l’accettazione o il recapito di una fattura da parte del SdI equivalga alla sua registrazione.

Ciò può dirsi di regola vero per le fatture attive e per i corrispettivi , generati questi ultimi dai registratori telematici, ma non necessariamente per le fatture passive .

Il passaggio “automatico” dal SdI ai registri è attualmente previsto dal 1° gennaio 2021: l’Agenzia delle Entrate metterà a disposizione una bozza, e solo dopo la convalida del contribuente si passerà alle fasi successive della liquidazione periodica e della dichiarazione annuale.

L’Agenzia delle Entrate si è in particolare soffermata sulla criticità relativa agli acquisti per quanto riguarda il diritto di detrazione . La bozza del registro acquisti recherà come default la detrazione al 100% , che dovrà essere eventualmente modificata per tener conto della specificità di ciascuna operazione.

Quali errori

Il primo punto da evidenziare riguarda l’inesistenza di un diritto di detrarre l’IVA solo perché la fattura è stata recapitata. Il diritto di detrazione compete solo se il documento è corretto sotto ogni punto di vista.

In questo caso: non portare il tributo in detrazione, sollecitando l’emissione di una nota credito da parte del fornitore. Si ipotizza anche l’eventuale emissione di una nota debito da parte del cliente, ma questo comportamento potrebbe essere oggetto di contestazione in quanto la rettifica della fattura compete solo a chi ha emesso il documento, ex art. 26, comma 2, legge IVA.

L’operazione inesistente e le differenze quantitative

Può capitare di ricevere una fattura che non ha nessuna attinenza con il rapporto contrattuale tra emittente e destinatario. Un caso è quello di un errore volontario da parte di chi ha bisogno di scaricare contabilmente il magazzino, avendo acquistato con fattura e venduto “in nero”. In questo caso emette fattura a soggetti ignari, che se la vedono recapitare e che, ovviamente, non devono registrarla.

Casi più frequenti riguardano le differenze quantitative, dove dobbiamo distinguere tra quelle in meno e quelle in più.

Nel primo caso siamo in presenza di un acquisto (parziale) senza fattura, che deve essere regolarizzato con la procedura della cd. “autofattura-denuncia ” nel caso in cui il fornitore non abbia emesso il documento correttivo entro 30 giorni dalla registrazione da parte del cliente.

Più complesso è il caso della quantità fatturata e consegnata in più, in quanto si tratta di un documento per un’operazione (parzialmente inesistente). L’ideale è quello di contattare il fornitore, sollecitando l’emissione di una nota credito, procedendo alla registrazione contemporanea dei due documenti.

La fattura con elementi descrittivi errati

Un altro caso frequente, riguarda la fattura che non ha nessuna anomalia nei dati relativi all’imponibile , all’aliquota e all’imposta, ma presenta imprecisioni nella parte descrittiva. Pensiamo a una dichiarazione di intento da parte di un esportatore abituale, che il fornitore ha correttamente controllato, ma che ha trascritto erroneamente nel corpo della fattura.

La Norma ritiene che, pur essendo preferibile chiedere lo storno e la riemissione della fattura, non possono derivare conseguenze sul diritto di detrazione, se i dati quantitativi sono corretti.

La responsabilità del cliente per gli errori del fornitore

La norma chiude con alcune significative riflessioni sulla responsabilità del cliente che accetta una fattura errata senza regolarizzarla. Dispone infatti l’art. 6, comma 8 del D.Lgs. n. 471/1997 che il cessionario o il committente che, nell’esercizio di imprese, arti o professioni, abbia acquistato beni o servizi con emissione di fattura irregolare da parte dell’altro contraente, è punito, salva la responsabilità del cedente o del prestatore (la legge indica erroneamente il termine di “commissionario”), con la sanzione amministrativa pari al 100% dell’imposta, con un minimo di euro 250.

Per liberarsi dalla responsabilità la norma parla di presentazione del documento rettificativo all’ufficio, procedura oggi sostituita dal caricamento in SdI dell’autofattura-denuncia (documento codice TD20 ), previo versamento dell’imposta eventualmente dovuta.

Occorre considerare che il termine per la regolarizzazione della fattura errata è soltanto di 30 giorni dalla registrazione del documento, mentre l’Amministrazione dispone del termine pluriennale di accertamento e rettifica, al quale può far seguito un ancor più lungo tempo per la definizione della controversia in sede contenziosa.

Per esemplificare questa nozione: ben diverso è accettare una fattura per quantità e qualità dei beni e dei servizi diversi da quelli pattuiti ed eseguiti, o per importi difformi da quanto stabilito tra le parti ed effettivamente pagato – nel qual caso rileva il termine breve per la regolarizzazione – rispetto ad una contestazione di aliquota piuttosto che della non imponibilità od esenzione dell’operazione – situazione che non può comportare la responsabilità del cliente, ma soltanto del fornitore.

26/06/2020