Un finto video “postato” su un social network nel quale si diffondono false notizie a danno di un’impresa può dare diritto al risarcimento del danno. Le fake news, infatti, superano il confine del diritto di critica in quanto rappresentano episodi non veri, ma diffusi come tali e che raggiungono in breve tempo un numero altissimo di persone. Oltre all’autore, che ne risponderà personalmente (se solvibile), l’impresa può essere indennizzata, a determinate condizioni, dal titolare/gestore del sito. Ma quale trafila deve seguire l’imprenditore per essere risarcito dai danni provocati da una fake news?

Le imprese possono chiedere il risarcimento dei danni causati dalla diffusione in rete di fake news ai loro danni.

Un caso

Nel caso specifico si è trattato di un finto video “postato” su un social network, nel quale si diffondevano false notizie a proposito delle risorse finanziarie di un ente museale. In particolare, si è diffusa la notizia (non vera) del ricevimento di contributi a carico dell’erario pubblico italiano. Su questa base è stata costruita una critica ad una iniziativa riservata dal museo a favore di cittadini di lingua straniera, arrivando a sostenere una discriminazione dei cittadini italiani rispetto ai cittadini stranieri, pagata dai contribuenti italiani.

La pronuncia del Tribunale

Il tribunale distingue la critica all’iniziativa di marketing dalla diffusione di circostanze oggettive non rispondenti al vero.

La critica, in effetti, essendo la manifestazione di un’opinione è soggettiva e non è mai analizzabile con il criterio vero/falso: ciò che pensa Tizio non è né vero né falso, al massimo è condivisibile o non è condivisibile.

Al contrario le fake news, si legge nella pronuncia, superano il confine del diritto di critica , perché rappresentano episodi non veri, ma spacciati per  tali.

Il mezzo utilizzato (il web) amplifica gli effetti negativi e ciò per due ragioni.

La prima è la possibilità dei social network di raggiungere in breve tempo un numero altissimo di persone . La seconda ragione è rappresentata dal fenomeno della disintermediazione del servizio di informazione , con accantonamento degli editori professionali e conseguente azzeramento della loro funzione di controllo delle fonti e di verifica delle notizie.

Gli effetti negativi risultano a danno dei possibili fruitori delle notizie, privi di strumenti per separare ciò che è fasullo da ciò che è oggettivo e sviati dalla corretta considerazione di un determinato soggetto (ad esempio un’impresa).

Gli effetti negativi risultano anche a carico dei soggetti, la cui reputazione è indebitamente vilipesa.

Aspetti di novità della sentenza

La sentenza torinese mostra aspetti di novità, non solo a proposito della individuazione del fatto illecito, ma anche a proposito della quantificazione del danno. Pur se determinato equitativamente, la sentenza esprime considerazione a partire dalla possibile platea dei fruitori della notizia non vera, posta a base della critica accesa.

Per quanto questo elemento sia assolutamente congruo, è questo uno di quei casi in cui risulta più efficace un sistema di “danni punitivi” , poiché il sistema civilistico non può non tenere conto, in alcune materie, della efficacia di prevenzione generale derivante dalla applicazione della condanna al risarcimento del danno.

Ovviamente in caso di identificazione l’autore ne risponderà personalmente, se solvibile.

Con riferimento, poi, al titolare/gestore del sito, bisogna valutare se si è limitato a fare da mero intermediario o se invece è intervenuto nella diffusione delle notizie. Se si riscontrano gli elementi di una elaborazione da parte del sito, allora, l’azione giudiziaria, anche con la procedura d’urgenza, potrà essere rivolta contro il titolare del sito. Bisogna considerare, a questo proposito, se il sito si limiti a ospitare i commenti altrui, oppure se li avvalori e ne rafforzi l’affidabilità. Indice di responsabilità del sito è il fatto che lo stesso si autodichiari fonte di informazione qualificata e affidabile e garantisce le recensioni come vere.

Tutela da parte delle piattaforme web

A questo proposito tornando alla fattispecie risarcitoria è, comunque, necessario rammentare che le piattaforme internet che ospitano recensioni sul conto di imprenditori devono rispettare l’impegno, che assumono, di verifica delle recensioni stesse (Consiglio di stato, sentenza n. 4976, pubblicata il 15 luglio 2019), cosicchè l’inosservanza di tale obbligo potrà essere contestato anche sul piano del risarcimento dei pregiudizi economici. D’altra parte si potrebbe ribattere che abbandonare il sito a contenuti per scelta esenti da alcun filtro potrebbe diminuire l’autorevolezza del sito stesso.

In conclusione

Conclusivamente, per l’imprenditore la trafila potrebbe essere così sintetizzata:

  1. richiedere al sito la rimozione della recensione offensiva;
  2. promuovere un’azione in via d’urgenza per la rimozione su ordine del giudice;
  3. promuovere un’azione di risarcimento del danno.

Per il gestore del sito si pone la necessità di verificare che tipo di controllo e vigilanza effettuare sulle recensioni, avendo presente che un intervento sulle recensioni significa coinvolgimento nelle responsabilità.

26/06/2020