Ai sensi del D.M. 10 maggio 2019, potrebbero essere esonerati dall’obbligo di certificazione i compensi per prestazioni di prenotazione di servizi in nome e per conto del cliente, ex art. 2, lettera ff), D.P.R. n. 696/1996, quali i diritti corrisposti da clienti per pratiche in intermediazione (ad esempio, fee su biglietteria , compensi per prenotazioni di servizi singoli, etc.).

Alle stesse conclusioni può giungersi anche per le provvigioni incassate per l’intermediazione nella vendita di polizze assicurative (art. 2, lettera n, D.P.R. n. 696/1996) sia corrisposti dai clienti che dalle compagnie assicurative, mentre tutti gli altri corrispettivi diversi da quelli sopra esonerati e per i quali non sia stata emessa fattura ricadono nell’obbligo di trasmissione dei corrispettivi telematici, ai sensi del D.Lgs. n. 127/2015.

Tuttavia, la citata lettera ff) dell’art. 2, D.P.R. n. 696/1996, per come anche commentata dalla circolare n. 97/E/1997 prevede l’esonero dall’obbligo di certificazione dei corrispettivi per prestazioni di prenotazioni di servizi solo sulla base di due precisi e concorrenti requisiti :

  • estrema marginalità economica dell’attività svolta;
  • scarsa rilevanza dell’attività medesima agli effetti dei controlli.

 

Successivamente, con la R.M. n. 125/E/2004 l’Agenzia delle Entrate ha statuito che il compenso corrisposto dai clienti per le prenotazioni di servizi turistici (specificamente per la biglietteria aerea) non può mai riferirsi a prestazioni di marginale importanza, nella misura in cui esso non è destinato a coprire le spese direttamente connesse alla mera esecuzione del servizio e quindi in tali casi  la disposizione di esonero dal rilascio della certificazione del corrispettivo non potrebbe trovare applicazione.

Ne deriva che, anche nel nuovo attuale panorama dei corrispettivi digitali, quanto affermato

dalla prassi per la certificazione fiscale dei corrispettivi tradizionali ad oggi non può pacificamente considerare superato.

Infatti, nella menzionata risoluzione si afferma che, seppur di importo estremamente ridotto, tali compensi non sono mai qualificabili come marginali, quindi non esonerabili dalla emissione di documento fiscale.

Di conseguenza, essi dovranno essere documentati da e-fattura , oppure tramite la gestione dei corrispettivi telematici da trasmettere avvalendosi di appositi registratori telematici “RT” o con la procedura web dell’Agenzia delle entrate.

In altri termini, solo se un compenso fosse qualificabile come “rimborso forfetario di spesa”, in quanto non considerabile vero e proprio compenso per una prestazione bensì rimborso destinato a coprire le spese direttamente connesse alla mera esecuzione di un servizio di estrema marginalità economica, esso, pur sempre soggetto a IVA ad aliquota ordinaria del 22% e al correlato obbligo di annotazione nei corrispettivi ai fini della liquidazione del tributo, potrà essere esonerato dalla memorizzazione/trasmissione/certificazione del corrispettivo digitale.

È pur vero che nella concreta realtà operativa i livelli dei diritti/fee/commissioni addebitate ai clienti per le attività di intermediazione/vendita di servizi turistici sono spesso ormai ridotti a poche unità di euro, ma tali introiti sono riferiti a vere e proprie attività di servizi e non costituiscono mero rimborso spese, cosicché, almeno fino a quando l’Agenzia delle Entrate non aggiornerà (come sembrerebbe necessario) il parere espresso con la datata prassi emanata nel 2004, appare consigliabile adottare una interpretazione prudenziale dell’ipotesi di esonero, in quanto sulla circostanza che tali compensi siano di estrema marginalità economica potrebbero non concordare gli uffici del Fisco.

Da ultimo, va comunque ricordato che il suddetto esonero disciplinato dal D.M. 10/05/2019 è previsto solo temporaneamente e quindi, se non interverranno misure ad hoc a considerare la peculiarità di questo settore, tra qualche tempo nessun introito delle ADV potrebbe più essere escluso dalla certificazione dei corrispettivi giornalieri da trasmettere telematicamente all’Agenzia delle entrate entro 12 giorni dall’effettuazione dell’operazione e, quindi, anche le ADV aperte al pubblico non sarebbero escluse anche dalla necessità di ricevere dai clienti il “codice lotteria” per consentire agli stessi la partecipazione alla “lotteria degli scontrini”.

Data, 20/02/2020