Le istanze , vanno trasmesse improrogabilmente entro il 28 maggio 2021.

Verifica stato della Partita Iva

Ai fini della corretta presentazione della domanda per ottenere il contributo a fondo perduto del decreto Sostegni, deve essere innanzitutto verificato lo stato della partita Iva al 23 marzo 2021 (data di entrata in vigore del decreto Sostegni).

Il contributo, infatti, viene riconosciuto ai soggetti titolari di partita IVA, residenti o stabiliti nel territorio dello Stato, che svolgono attività d’impresa, arte o professione, agli enti non commerciali (anche terzo settore e enti religiosi civilmente riconosciuti) in relazione all’attività commerciale eventualmente svolta, ai soggetti titolari di reddito agrario di cui all’art. 32 del TUIR, con partita Iva attiva al 23 marzo 2021.

Sono quindi esclusi :

  • i soggetti la cui attività risulti cessata alla data di entrata in vigore del decreto Sostegni (23 marzo 2021);
  • i soggetti che hanno attivato la partita Iva dopo l’entrata in vigore del decreto Sostegni (dal 24 marzo 2021).

Unica eccezione a tale ultima ipotesi riguarda l’erede che ha aperto una partita Iva successivamente al 23 marzo 2021 per proseguire l’attività del de cuius, titolare di partita Iva prima di tale data.

Codice fiscale

È poi necessario controllare il codice fiscale del soggetto richiedente il contributo, del rappresentante e dell’intermediario, che deve essere formalmente corretto e registrato in Anagrafe tributaria.

Nel caso di omocodia del codice fiscale di persona fisica risolta dall’Agenzia delle Entrate con l’attribuzione di un nuovo codice fiscale, l’indicazione nella istanza del precedente codice fiscale (omocodice) determina lo scarto della istanza in fase di accoglienza.

Ammontare ricavi/compensi 2019

Si deve poi verificare l’ammontare dei ricavi o dei compensi 2019. Si ha diritto al contributo solo se tale valore non è superiore a 10 milioni di euro. Se il soggetto svolge più attività, il limite dei 10 milioni di euro per l’accesso al beneficio riguarda la somma dei ricavi/compensi riferiti a tutte le attività esercitate.

In ogni caso, solo esclusi :

  • gli enti pubblici di cui all’art. 74 del TUIR;
  • gli intermediari finanziari e le società di partecipazione di cui all’articolo 162-bis del TUIR.

Per i soggetti esercenti attività di impresa o di lavoro autonomo, i ricavi a cui fare riferimento sono rispettivamente i ricavi di cui all’art. 85, comma 1, lettere a) e b) del TUIR e i compensi di cui all’art. 54, comma 1, del TUIR.

I dati prendere in considerazione sono quelli riportati nel modello della dichiarazione dei redditi 2020 (redditi 2019).

Per le società con periodo d’imposta non coincidente con l’anno solare, occorre fare riferimento al periodo d’imposta precedente a quello in corso al 23 marzo 2021.

Come specificato dall’Agenzia delle Entrate con la circolare 22/E/2020 (emanata in occasione del contributo ex articolo 25 del decreto Rilancio), gli enti non commerciali al fine di determinare i ricavi devono considerare i soli ricavi con rilevanza ai fini IRES , vale a dire senza considerare tutti quei proventi non conseguiti nell’esercizio di attività commerciali, compresi quelli derivanti da attività aventi i requisiti di cui al comma 3, dell’articolo 148 Tuir (“corrispettivi specifici”). Tale chiarimenti sono estensibili alle associazioni e società sportive dilettantistiche (Agenzia delle Entrate, circolare 5/E/2021).

Per le persone fisiche , società semplici ed enti non commerciali titolari di reddito agrario e attività agricole connesse (per esempio, agriturismi, allevamento, eccetera), si deve fare riferimento all’ammontare del volume d’affari del modello di dichiarazione Iva 2020 (per l’anno 2019). Nel caso non si è obbligati alla presentazione della dichiarazione Iva, può essere considerato l’ammontare complessivo del fatturato e dei corrispettivi del 2019.

Qualora, oltre all’attività agricola, si svolga altre attività commerciali o di lavoro autonomo occorre considerare la sommatoria del volume d’affari di tutti gli intercalari della dichiarazione Iva relativa al periodo d’imposta 2019.

Ammontare complessivo fatturato 2019 e 2020

Ad esclusione dei soggetti che hanno attivato la partita Iva dal 1°gennaio 2019, ai fini della spettanza del contributo, l’importo della media mensile del fatturato e dei corrispettivi relativa all’anno 2020 deve essere inferiore almeno del 30% rispetto all’importo della media mensile del fatturato e dei corrispettivi relativi all’anno 2019.

È necessario, pertanto, calcolare l’ammontare del fatturato 2019 e fatturato 2020.

A tal fine, sono rilevanti tutte le fatture attive , al netto dell’Iva, con data di effettuazione dell’operazione compresa tra il 1° gennaio e il 31 dicembre degli anni 2019 e 2020 (devono essere incluse nel calcolo anche le eventuali cessioni dei beni ammortizzabili) e le fatture differite emesse nel mese di gennaio 2020 e 2021 e relative ad operazioni effettuate nel mese di dicembre dell’anno precedente.

Le note di variazione incidono sul calcolo se hanno data compresa tra il 1° gennaio e il 31 dicembre degli anni 2019 e 2020.

Per i commercianti al minuto è necessario considerare l’ammontare globale dei corrispettivi delle operazioni effettuate negli anni 2019 e 2020 (al netto dell’Iva).

Nei casi di operazioni effettuate in ventilazione ovvero con applicazione del regime del margine ovvero operazioni effettuate da agenzie di viaggio, per le quali risulta difficoltoso il calcolo delle fatture e dei corrispettivi al netto dell’Iva, può essere considerato l’importo al lordo dell’Iva (sia con riferimento al 2019 che al 2020).

Per i soggetti che svolgono operazioni non rilevanti ai fini Iva , come ad esempio le cessioni di tabacchi, giornali e riviste, all’ammontare delle operazioni fatturate e dei corrispettivi rilevanti ai fini IVA vanno sommati gli aggi relativi alle operazioni effettuate non rilevanti ai fini Iva.

Ammontare medio mensile fatturato 2019 e 2020

Dopo aver individuato l’ammontare del fatturato 2019 e 2020, è possibile determinare l’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi dell’anno 2019 e dell’anno 2020 da indicare nella domanda.

Nel caso di partita Iva attivata prima del 2019, l’importo complessivo del fatturato e dei corrispettivi realizzati nell’anno 2019 deve essere diviso per 12 mesi , mentre se la partita Iva è stata attivata dal 1° gennaio 2019 rilevano i mesi successivi a quello di attivazione della partita Iva.

Se supponga che l’impresa X abbia attivato partita Iva nel mese di aprile 2019 e che:

  • il fatturato del mese di aprile 2019 sia pari a 000 euro

– il fatturato 01/05/2019 – 31/12/2019 sia pari a 360.000

  • il fatturato 2020 sia pari a 000.

Il fatturato medio mensile 2019 deve essere calcolato senza considerare il mese di aprile, di apertura della partita Iva. Pertanto, il fatturato medio mensile 2019 è pari a 45.000 euro (360.000/8 mesi – da maggio a dicembre).

Il fatturato medio mensile 2020 è pari a 12.000 euro (144.000/12).

Modalità di erogazione

Al momento della domanda deve essere decisa la modalità di erogazione del contributo.

Due le possibilità:

  • erogazione sul conto corrente . In tal caso è necessario indicare l’Iban su cui dovrà essere accreditata la Il conto corrente deve essere intestato (o cointestato) al soggetto richiedente;
  • riconoscimento di un credito d’imposta , utilizzabile in compensazione a fronte delle imposte, dei contributi dovuti all’Inps e delle altre somme dovute allo Stato, agli enti locali e agli enti previdenziali, il cui versamento si effettua mediante presentazione del modello F24. Il modello F24 nel quale viene utilizzato il credito d’imposta deve essere presentato esclusivamente tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate (codice tributo “6941”, istituito con risoluzione dell’Agenzia delle Entrate n. 24/E del 12 aprile 2021).

Alle compensazioni del credito d’imposta non si applicano i seguenti limiti:

  • divieto di compensazione in presenza di ruoli erariali scaduti per un importo superiore a 500 euro, di cui all’articolo 31, comma 1, del D.L. n. 78/2010;
  • ammontare annuo massimo delle compensazioni, di cui all’articolo 34 della legge 388/2000;
  • ammontare annuo massimo dei crediti d’imposta fruibili, di cui all’articolo 1, comma 53, della legge 244/2007.

Temporary Framework

Il contributo è riconosciuto nel rispetto dei limiti e delle condizioni previsti dal Quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato (comunicazione della Commissione europea del 19 marzo 2020 C(2020) 1863 final e successive modifiche). Tale richiamo comportala necessità di verificare, tra l’altro, di non essere già in difficoltà al 31 dicembre 2019 (come definita dal Regolamento UE n. 651/20214). Detta condizione non è richiesta per le microimprese o alle piccole imprese (ai sensi dell’allegato I del Regolamento UE n. 651/20214), purché non soggette a procedure concorsuali per insolvenza ai sensi del diritto nazionale e non abbiano ricevuto aiuti per il salvataggio (che non abbiano rimborsato) o aiuti per la ristrutturazione (e siano ancora oggetto di un piano di ristrutturazione).

Come si presenta la domanda

Per la presentazione della richiesta si potrà utilizzare il servizio web disponibile nell’area riservata del portale “Fatture e Corrispettivi ” del sito dell’Agenzia delle Entrate oppure un software di compilazione di mercato e successivo invio attraverso il Desktop telematico.

Nel caso di istanza presentata da parte di un intermediario, questi deve risultare provvisto di delega al servizio di “Cassetto fiscale ” dell’Agenzia delle entrate oppure di delega alla “Consultazione e acquisizione delle fatture elettroniche o dei loro duplicati informatici” del portale “Fatture e Corrispettivi” oppure deve aver ricevuto apposita delega alla trasmissione della istanza (l’assenza di una delega in corso di validità comporta lo scarto della istanza in fase di accoglienza).

Contributo impignorabile

Il contributo riconosciuto, a seguito di una modifica apportata in sede di conversione del decreto Sostegni, non è pignorabile.

Di tratta di una novità di rilevante importanza. Per effetto dalla precisazione, infatti, la somma percepita è ora tutelata dal pignoramento.

Tale qualifica invece non è presente nelle precedenti edizioni del contributo a fondo perduto (del decreto Rilancio e dei vari decreti Ristori).

Al riguardo, sembra interessante ricordare che, in merito al contributo a fondo perduto ex art. 25 del decreto Rilancio (D.L. 34/2020), il Tribunale di Treviso, con ordinanza del 25 novembre 2020, ha affermato che non sussiste alcun vincolo di destinazione relativamente a detti contributi, che risultano quindi liberamente pignorabili ed assegnabili.

24/05/2021